Lo
scandalo Kofi-Gate
Oil
for Food
Il
programma “Oil for Food” ha dato elargito molto
denaro al regime Iracheno per comprare cibo e medicinali, ma
circa 10 miliardi di euro sono entrati direttamente nelle tasche
del dittatore di Baghdad. L’ONU era a conoscenza di queste
pratiche, ma solo la Gran Bretagna cercò di reagire.
COME
SADDAM IMBROGLIO’ l’ONU
Tra la guerra del Golfo del 1991 e la guerra del 2003 morì
circa un milione di iracheni a causa di malnutrizione o mancanza
di medicinali. Secondo l’UNICEF 700.000 erano bambini
al di sotto di 5 anni. Durante quel periodo l’Iraq di
Saddam Hussein era soggetto a sanzioni molto restrittive da
parte delle Nazione Unite, che dal 1996 sotto il programma “Oil
for Food” permisero all’Iraq di esportare petrolio
solo se gli introiti fossero stati usati per comprare cibo,
medicinali, acqua, forniture elettriche, infrastrutture ed altre
cose di prima necessità.
Spesso
si è accusato le sanzioni di essere la causa della catastrofe
umanitaria Irachena. Documenti del programma “Oil For
food” mostrano, secondo una revisione Americana, che il
dittatore Saddam Hussein si impadronì di almeno 10 miliardi
di euro nel solo periodo 1997-2002.
Lo fece in parte chiedendo tangenti alle aziende fornitrici
all’interno del programma “Oil for Food” ed
in parte esportando illegalmente petrolio.
Le aziende estere che fornivano prodotti erano costrette, per
ottenere contratti lucrosi con l’Iraq, a pagare una commissione,
in pratica una forma di tangente che a sua volta in parte andava
nelle tasche di alcuni funzionari delle Nazioni Unite.
Alcuni collaboratori di Kofi Annan sono stati accusati di corruzione,
per questo la stampa americana parla di “KOFI-GATE”.
Il caso ha ripercussioni di politica internazionale vista l’opposizione
della Francia, della Germania e della Russia alla guerra in
Iraq nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU: specialmente
perché più di altri, aziende francesi, tedesche
e russe hanno beneficiato di ottimi contratti in Iraq.
Comunque lo scandalo coinvolge aziende di tutto il mondo.
Il problema principale dell’“Oil for Food”
era una struttura a livello decisionale molto complessa, difficile
da tenere sotto controllo e quindi a rischio di essere raggirato
facilmente. Così afferma il Prof. Wallensteen dell’Università
di Uppsala, che dirige un progetto di ricerca del programma
“Oil for Food”.
Il programma veniva guidato da un comitato interstatale dove
venivano rappresentate tutte le grandi nazioni, dove c’era
molta discordanza e senza un vertice unito che ne teneva le
redini.
Nel 1996, quando fu fondato “Oil for Food”, fu stabilito
un tetto per la quantità di petrolio che l’Iraq
poteva esportare.
Questo tetto fu tolto nel 1999, ed il programma funzionò
fino all’invasione americana nel 2003.
TENUTO
SEGRETO
Il segretario generale Kofi Annan nominò nel 1997 il
cipriota Benon Sevan quale capo del comitato di sorveglianza
delle Nazione Unite. Poteva tenere segreti tutti i dettagli
del programma. I soldi derivanti dalla vendita di petrolio vennero
depositati su un conto speciale dell’ONU nella banca francese
Banque Nazionale de Paris – scelta personalmente da Saddam
Hussein.
Da questo conto dovevano essere prelevati i soldi per pagare
le forniture umanitarie in Iraq.
Nel corso degli anni la vendita di petrolio raggiunse una cifra
di circa 35 miliardi di euro e, circa 10 miliardi di euro per
le vittime della guerra del Kuwait del 1990-91. Il comitato
di sorveglianza dell’ONU ebbe circa 1,4 miliardi di euro
per stipendi e spese dei 3000 impiegati dell’ONU che lavoravano
nel programma.
All’inizio Saddam Hussein non voleva saperne del programma
“Oil for Food” probabilmente perché aveva
abbastanza soldi nascosti in giro. Nel 1996 fu evidente che
le sanzioni avrebbero avuto conseguenze disastrose per la popolazione
irachena e così Saddam si piegò dopo aver ottenuto
la possibilità di scegliere autonomamente i contratti
da firmare.
Il
programma è stato il più grande nella storia dell’ONU,
e la maggioranza concorda che Saddam Hussein ha spillato soldi
al sistema per almeno 10 miliardi di euro – e questo tristemente
a spese della popolazione Irachena.
Nonostante tutto “Oil for Food” migliorò
seriamente le condizioni di vita degli Iracheni. Secondo l’ONU
diminuì notevolmente la denutrizione; ma comunque in
Iraq fino al 2003 ci fu un surplus di morti infantili sotto
i 5 anni: più di 60.000 bambini in totale. Sulle cause
di queste morti si è discusso molto.
Saddam Hussein sosteneva che gli USA e la Gran Bretagna allungavano
le trattative dei casi presso il comitato dell’ONU che
doveva dare via libera a tutti i contratti del “Oil for
Food”. Questa critica fu sostenuta dai paesi arabi e da
Francia, Germania, Russia e Cina, così che gran parte
dell’opinione pubblica dell’0ccidente iniziò
a vedere la popolazione Irachena come ostaggio nel conflitto
tra gli USA e Saddam Hussein.
Inoltre le varie organizzazioni d’aiuto dell’Onu
e Kofi Annan criticavano le sanzioni. Secondo l’UNICEF
il programma “Oil for Food” non era sufficiente
per migliorare le condizioni della popolazione irachena. Specialmente
perché i guadagni dalla vendita del petrolio non erano
sufficienti per ricostruire le infrastrutture del paese.
PROPAGANDA
CINICA
Al contrario gli americani e gli inglesi sostenevano che Saddam
Hussein di proposito non usava i soldi del programma per acquistare
cibo e medicinali con il cinico proposito di aumentare la catastrofe
umanitaria per motivi propagandistici.
Questa opinione è condivisa da parecchi funzionari che
hanno lavorato per il programma “Oil for Food”.
Con i soldi a disposizione Saddam avrebbe potuto assicurare
un’accettabile standard di vita alla popolazione.
Adesso nel ministero del petrolio di Baghdad sono stati trovati
documenti del programma “Oil for Food” che provano
ciò che avvenne veramente. Era risaputo che Saddam Hussein
vendeva petrolio di contrabbando, ma che la cifra negli anni
superasse 4-5 miliardi di euro non si sapeva. Negli archivi
sono stati trovati documenti che indicano che altri soldi sono
tornati a Saddam in forma di commissioni di ritorno, e che Saddam,
in parte, usava questi fondi per corrompere funzionari dell’ONU.
Dopo che all’Iraq, nel 1999, fu permessa l’esportazione
di tutto il petrolio che riusciva ad estrarre, uscì un
decreto segreto del vicepresidente Taha Yassin Ramadan che stabiliva
che il Ministero del Petrolio avrebbe applicato una commissione
di ritorno su tutti i contratti... spesso i pagamenti furono
fatti attraverso intermediari che in nome dei fornitori trattavano
con le autorità Irachene. Sono stati trovati documenti
che provano che nel 70% dei casi i fornitori di cibo e medicinali
hanno dovuto pagare una commissione di ritorno del 10%.
Esempio: Se un contratto era per 10 milioni di dollari ufficialmente
doveva figurare per 11 milioni, così l’Iraq ordinava
la merce per 11 milioni, che venivano pagati dall’ONU
al fornitore, che a sua volta ritornava 1 milione a Saddam Hussein.
Un rapporto del Pentagono mostra che “solo” il 50%
dei contratti prevedeva queste "clausole".
Tutti
nel sistema delle Nazione Unite sapevano degli imbrogli, ma
nessuno faceva niente. Molti dei contratti venivano dati agli
amici dell’Iraq in Russia, Francia, Germania e Cina così
questi paesi non controllavano particolarmente quali contratti
furono firmati.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non ottenevano contratti;
gli USA erano più che altro preoccupati che non venissero
importate armi in Iraq, il resto non importava. In realtà
la Gran Bretagna fu l’unico paese che cercò di
fare qualcosa contro gli imbrogli.
Il giornale Iracheno Al Mada pubblicò nel gennaio scorso
una lista di 270 aziende che con ogni probabilità sono
state coinvolte in truffe. Nella lista c’erano anche il
capo dell'amministrazione Putin, l’ex-ministro degli interni
francese Charles Pasqua, un ex-ambasciatore francese presso
l’ONU, la presidente dell’Indonesia Sukarnoputri
e persino l'OLP.
Il 25% delle aziende sulla lista erano russe. Molti contratti
erano “misteriosi”, per esempio furono mandate grosse
quantità di accessori per bagni dalla Siria nel programma
“Oil for Food”.
Nonostante i numerosi documenti è difficile portare prove
decisive anche perché molti funzionari ONU cercano di
ostacolare le indagini. Un documento indica Benon Sevan come
beneficiario di profitti di 3,2 milioni di euro attraverso una
ditta panamense. All’inizio Sevan negò tutto, ma
quando le accuse furono più circoscritte, egli evitò
di pronunciarsi, e poco dopo annunciò le sue dimissioni
dal 31 maggio 2004.
Il revisore britannico Claude Hankes-Drielsma ha esaminato il
programma “Oil for Food” per il Consiglio Governativo
Iracheno ed è rimasto profondamente colpito dall’ammontare
di corruzione ed imbrogli che ha potuto constatare esaminando
i documenti trovati.
Non è solo il ruolo di Bebon Sevan che meraviglia. L’ONU
ha ricevuto circa 1,5 miliardi di euro per amministrare il programma
“Oil for Food”, e nonostante questa enorme somma,
i controlli sono stati quanto meno scarsi. E' stato anche scoperto
che una ditta svizzera, la Cotecna, che fu incaricata di controllare
il programma, aveva assunto il figlio di Kofi Annan poco prima
di firmare un contratto d’oro con l’ONU.
Già nel 2000 giravano le prime voci su “Oil for
Food”, ma Kofi Annan e Benon Sevan respingevano tutto.
Il Consiglio Governativo ed il consigliere Hankes-Drielsma chiesero
nel dicembre 2003 una revisione di tutte le irregolarità
riscontrate nel programma, ma non ebbero mai risposta. In una
successiva lettera a Kofi Annan del 3 marzo 2004 Hankes-Drielsma
conclude che l’ONU non era stata all’altezza della
sua responsabilità verso il popolo Iracheno. Il programma
ha dato la possibilità a Saddam Hussein di agire sotto
la bandiera dell’ONU e continuare il suo regime di orrore.
Attualmente ci sono 8 commissioni diverse che indagano e cercano
di esaminare i vari aspetti poco chiari del programma “Oil
for Food”.
MONTAGNE
DI CARTA
La Russia ha cercato di bloccare le ricerche approfondite all’ONU,
ma sembra invano, comunque i tempi si allungano. Sembra che
la commissione presieduta da Paul Volcker, ex direttore presso
la Banca Federale USA, non finirà i lavori prima dell’estate
2005. Ci sono 15 milioni di documenti da esaminare ed altri
ancora giungeranno dall’Iraq.
Non ci si aspetta che alti funzionari siano direttamente colpevoli,
ma tutto il modo in cui sono stati gestiti i soldi per il popolo
Iracheno è altamente deplorevole. L’impressione
è che molti paesi vorranno dimenticare al più
presto il programma “Oil for Food”. Nemmeno gli
USA desiderano uno scandalo all’interno dell’ONU:
hanno più voglia di una partecipazione nella ricostruzione
dell’Iraq.
Nel futuro l’ONU dovrebbe solo occuparsi di programmi
minori, limitati alle sole forniture umanitarie e privi di un
apparato amministrativo grande e contorto come quello di "Oil
for Food"
MKR
Tutta
colpa degli Americani...
Da
molti anni siamo abituati a vedere profughi iracheni in Europa
che sono fuggiti dal regime di Saddam Hussein. Molti non hanno
mai ottenuto l’asilo politico nonostante si sapeva da
cosa stessero scappando e che non potevano tornare indietro
perché era troppo pericoloso. Adesso la situazione è
cambiata. Genitori, mariti e figli non scappano più attraverso
le frontiere dell’Iraq. Grazie agli USA l’Iraq non
è più un paese da dove si scappa, ma è
diventato un paese a cui si ritorna.
Sempre
più iracheni chiedono di tornare. Sanno che ci sono pericoli,
disordine e che le granate scoppiano. Sanno che ci sono banditi
e che persone vengono uccise. Ma è meglio che non Saddam
Hussein.
I
governi dei paesi che sono entrati in guerra al fianco degli
USA per combattere il regime di Saddam Hussein vengono criticati
sia al loro interno sia nella comunità internazionale.
I loro motivi vengono addebitati esclusivamente ad interessi
per il petrolio e vengono accusati di essere diventati marionette
nelle mani degli americani. Gli oppositori dell’intervento
in Iraq continuano a ribattere che i presupposti per entrare
in Iraq non esistono poichè non sono state trovate le
famose armi di distruzione di massa che sono state cercati per
lungo e per largo. Nessuno aveva la certezza della loro esistenza.
Hans Blix dubitava, i vari servizi segreti dubitavano, gli esperti,
i generali, gli ammiragli e gente comune, tutti dubitavano della
loro esistenza. Quello che però tutti sapevano era che
il regime di Saddam Hussein era una machina di distruzione di
massa di per se. Si calcola che Saddam Hussein abbia sulla coscienza
tra le 300.000 e le 400.000 vite umane. Sapevamo anche che la
sua polizia segreta usava la tortura ogni giorno e che c’era
una totale mancanza di libertà per la popolazione ed
un oscurato modo di vedere la donna. Sapevamo tutto questo ed
inoltre avevamo ogni giorno la prova di questo regime di terrore
alle nostre frontiere. Anno dopo anno i profughi sono arrivati
perché perseguitati nel loro paese.
Le
più feroci critiche vengono generalmente dalle parti
politiche che sempre si sono schierate dalla parte dei profughi.
Adesso che i profughi stanno meglio, la critica più dura
viene fatta a coloro che li hanno aiutati. E’ una critica
che non viene portata avanti perché si vuole un Iraq
libero e che gli iracheni stiano meglio, ma solo perché
i critici vogliono mandare via i politici al governo dei propri
Paesi.
Se
gli oppositori europei, la Francia, la Germania ed altre forze
politiche incominciano a condannare gli USA così fortemente
che la superpotenza sceglie di ritirarsi il risultato potrebbe
essere un nuovo dittatore o un nuovo Khomeini, e di conseguenza
il ritorno delle file di profughi alle frontiere. Chi sa poi
come si farà di nuovo a dare tutta la colpa agli USA?
Una cosa è certa, si cercherà di farlo, perché
sembra più sincero l’odio verso gli USA che non
la preoccupazione per l’Iraq ed il destino dei singoli
iracheni.
Più si rincorre questo cieco odio più forti diventano
coloro che vogliono una dittatura islamica, nuove tombe di massa
ed un perverso modo di vedere la donna; più aumenta il
rischio di nuove fughe di massa.
Ma
allora non è meglio fermare questo regime? Sia per gli
iracheni che per noi stessi ?!
MKR